Frankenstein: Vivo e vegeto a 196 anni?

frankenstein style design Frankenstein: Vivo e vegeto a 196 anni?Quasi tutti sono a conoscenza dell’iconica immagine del mostro di Frankenstein come rappresentato in numerose interpretazioni cinematografiche e televisive. L’opera letteraria originale, tuttavia, dipinge un quadro leggermente diverso del mostro e del suo creatore, il dottor Victor Frankenstein. Mentre il fondamentale processo di rianimare tessuti morti e combinare le parti del corpo di diversi esseri umani per creare un nuovo essere è molto simile a quello mostrato nelle versioni cinematografiche del racconto. Questo macabro capolavoro è nato da un unico insieme di circostanze e rimane una delle opere horror più memorabili scritte ai giorni nostri.

L’anno senza estate
Nel 1816, la diciottenne Mary Shelley e il suo futuro marito, Percy Bysshe Shelley si erano recati a visitare Lord Byron nella sua casa estiva, la Villa Diodati, sulle rive del Lago di Ginevra in Svizzera. Appena un anno prima, il vulcano del Monte Tambora in Indonesia aveva eruttato, mandando cenere e polveri nell’atmosfera e spingendo diffuse ondate di freddo in tutto l’emisfero settentrionale. Ciò determinò un record di basse temperature durante l’inverno tra il 1815 e il 1816 e portò un clima insolitamente freddo e cupo per tutta l’estate del 1816. Privati delle normali attività all’aperto previste durante il loro soggiorno a Villa Diodati, il piccolo gruppo di amici decise di divertirsi a scrivere storie dell’orrore durante il loro inaspettato tempo libero.

La giusta atmosfera per l’Horror
Mary Shelley ebbe difficoltà a trovare l’argomento giusto all’inizio del suo soggiorno. Trovò l’idea della rianimazione attraverso l’uso del galvanismo, che era stato recentemente scoperto in Italia dal medico e fisico Luigi Galvani, da cui il processo prende il nome. Il galvanismo, in poche parole, è la contrazione di tessuto muscolare morto o vivente quando viene stimolato da energia elettrica; è spesso dimostrato applicando corrente elettrica alle gambe staccate di rane e facendole contrarre. Questa immagine macabra fornì a Mary Shelley la premessa di base della sua storia e, successivamente, portò a un sogno inquietante nel quale immaginava un medico che aveva scoperto i mezzi per ricreare la vita e aveva inavvertitamente creato un mostro. La tristezza persistente e il clima stranamente freddo fornirono una cornice appropriata per le attività letterarie di Shelley.

Nello spiegare il processo di rianimazione, Shelley invocò la tecnologia già scoperta e ben nota ai suoi connazionali a Villa Diodati. L’incorporazione del galvanismo nei suoi racconti portò alcuni critici a suggerire che “Frankenstein” è una delle prime opere letterarie che combina i generi horror e di fantascienza. Questa precoce introduzione dei principi scientifici come parte di un racconto raccapricciante aumentò il fascino del capolavoro di Shelley e le portò crescente rilevanza nel mondo moderno. Come la scienza e la tecnologia continuano ad avanzare e a influenzare tutti gli aspetti della vita quotidiana, l’avvertimento contenuto nel “Frankenstein” di Mary Shelley risuona ancor più chiaramente e segna un percorso in genere lasciato impercorso dai ricercatori e dalla società.

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